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Redazione atti di denuncia/querela
La querela può essere presentata per iscritto o oralmente, anche tramite un avvocato, soprattutto in situazioni particolarmente delicate o complesse, come alternativa alla presentazione diretta presso la Polizia Giudiziaria. Rappresenta l’atto formale con cui la persona offesa manifesta la volontà di avviare un procedimento penale per un reato perseguibile a querela.
Investigazioni difensive
Il codice di procedura penale ha sancito finalmente il diritto per ogni difensore a ricercare fonti di prova a favore del proprio assistito, sia esso l’indagato o la persona offesa, avvalendosi anche di investigatori privati: dalle interviste difensive (con i possibili testimoni) alla richiesta di documenti alle pubbliche amministrazioni, fino anche alla prova scientifica (accesso ai luoghi, accertamenti tecnici). Ogni tipo di reato richiede la sua particolare gamma di investigazioni.
Opposizione all’archiviazione
Al termine delle indagini preliminari, se il Pubblico Ministero ritiene che non ci siano elementi sufficienti per una condanna, può chiedere l’archiviazione del procedimento. In questo caso, la persona offesa può rivolgersi a un professionista esperto per presentare opposizione e richiedere la prosecuzione delle indagini.
Riesame contro misure cautelari
Può capitare che un indagato venga sottoposto a misure cautelari ben prima della sentenza di condanna; le più tipiche sono gli arresti domiciliari o la custodia cautelare in carcere, ma sono frequenti anche il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa, l’allontanamento dalla casa familiare o il sequestro di beni patrimoniali. In tal caso l’avvocato partecipa all’interrogatorio di garanzia e può proporre la revoca della misura o la richiesta di riesame al c.d. “Tribunale della libertà”. “Qual’è quel diritto, se non quello della forza, che dia potere ad un giudice di dare una pena ad un cittadino, mentre si dubita se sia reo o innocente? Poiché la privazione della libertà è una pena, essa non può precedere la sentenza. Solo la legge determini i casi nei quali un uomo è degno di custodia. La custodia di un cittadino prima che sia giudicato colpevole, essendo essenzialmente una pena, deve durare il minor tempo possibile” (C. Beccaria).
Richiesta di riti speciali
Si tratta di ipotesi che consentono all’imputato di beneficiare di uno sconto di pena, come nel caso del patteggiamento o del rito abbreviato, oppure di evitare il processo svolgendo, in alternativa, lavori di pubblica utilità, nei reati minori, promuovendo così forme di giustizia riparativa.
Partecipazione al processo
La scelta di affrontare il dibattimento è indicata all’imputato che voglia puntare ad una sentenza di assoluzione. Ogni Autorità (Tribunale, Giudice di pace, Tribunale per i minorenni, Corte d’assise) ha le sue regole processuali e consuetudinarie, che solo un professionista esperto è in grado di gestire.
Redazione atto di impugnazione
In caso di condanna in primo grado, l’imputato ha sempre la possibilità di proporre appello per ottenere un nuovo giudizio da parte della Corte d’Appello e, successivamente, ricorso in Cassazione per eventuali vizi di legittimità, garantendo così un controllo articolato sul provvedimento.
Richiesta di misure alternative
In caso di condanna definitiva l’avvocato ti può aiutare a presentare richiesta di una misura alternativa al carcere (es detenzione domiciliare o affidamento in prova ai servizi sociali). La pena detentiva può essere controindicata ai fini di prevenzione speciale, può essere stigmatizzante e va quindi circoscritta alla criminalità grave e ai recidivi. “La schiavitù delle opere alla società comune è la pena più opportuna. L’uomo, divenuto bestia di servizio, ricompensa con le sue fatiche quella società che ha offeso” (C. Beccaria).