Giuseppe è un 87enne finito in carcere per un furto e non è stato semplice trovargli una sistemazione alternativa…
Arrestato nel 2024 per un furto in auto (di fatto si era impossessato di una borsa con indumenti da lavoro) e condannato ad un mese di reclusione, Giuseppe è un uomo anziano, solo e dorme all’Albergo Popolare della Caritas di Firenze. Quando la sentenza diventa esecutiva, si tratta di trovargli un posto dove poterla scontare in regime di detenzione domiciliare per evitargli l’inferno del carcere. Strutture apposite per le misure alternative tuttavia lo rifiutano in quanto soggetto troppo anziano e l’Albergo popolare è in grado solo di assicurare una permanenza notturna: nessun domicilio idoneo, dunque, e il tempo stringe. A quel punto tutti si mettono in azione: i servizi sociali e l’amministratore di sostegno riescono ad individuare una RSA privata, dove però Giuseppe inizialmente si rifiuta di andare, ma solo perché non ha ben chiaro che l’alternativa è il carcere. E quando finalmente riesco a convincerlo, l’RSA non ha più posti letto disponibili… le porte del carcere si aprono definitivamente. Dopo una settimana di sofferenza, tramite le associazioni riusciamo a trovare un posto nella Comunità Caciolle, grazie all’intervento di Don Vincenzo Russo. Quando vado a trovare Giuseppe a Sollicciano per comunicargli la notizia, la situazione è estrema: siamo a metà luglio e il caldo è soffocante; lui, con il suo sorriso inestinguibile, si lamenta che non riesce a mangiare (non ha denti) e lo trovo in pessime condizioni igieniche. Quando esco mi commuovo, pensando di aver fatto una buona azione.
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